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La sorpresa democratica nelle amministrative

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Tutti a parlare di analisi del voto in termini di risvolti nazionali, e nessuno a riflettere invece sulla portata siciliana di questi voti. Per cominciare sottolineiamo la presenza di una legge elettorale, che, per fortuna, per le amministrative rimane nominale(la possibilità di votare nome e cognome del candidato e non solo la lista già preconfezionata verticisticamente dal partito), e soprattutto viene applicata la possibilità del voto disgiunto, vera ancora di salvezza per le residue speranze di democrazia nelle elezioni locali. Il voto disgiunto mette infatti fine al gioco delle liste civiche infinite, come il caso recente di Pedara(Ct), dove il candidato sindaco ebbe tra le liste che lo appoggiavano più di 150 candidati, assorbendone di conseguenza i voti ad essi congiunti. Insomma un sistema pieno di nefandezze. La situazione attuale consentire invece ai cittadini di votare il candidato consigliere indipendentemente dal candidato sindaco, aumentando le chance di chi si ritrova fuori dalle logiche clientelari tipiche dei partiti. E così un paese come Tremestieri riesce a piazzare tra i consiglieri giovani candidati dal Pd che senza il voto disgiunto sarebbero stati tagliati fuori ingiustamente.

Messo in chiaro questo primo punto, vorrei ora sottolineare la crisi di cui è vittima l’Mpa di Lombardo. Palermo è la cartina tornasole migliore, così come Misterbianco, meno invece Tremestieri, dove comunque più che votare l’Mpa i cittadini hanno votato le persone, le loro facce indipendentemente dal simbolo (nella maggioranza dei manifesti del candidato sindaco Rando appoggiato dall’Mpa il simbolo, chissà perché è stato praticamente omesso). L’Mpa è in crisi di consensi già da un pezzo, e queste elezioni amministrative non fanno altro che convalidare quest’ impressione già ampiamente diffusa. Lombardo paga la sua mala politica, o meglio l’assenza di una politica collettiva che facesse perno sulle potenzialità dello Statuto Speciale, in stile Sardegna per intenderci (domenica sono stati votati alcuni referendum sui tagli ai costi della politica regionale andati in porto con il 97% dei consensi). Nonostante infatti Lombardo smorzi e censuri ogni riferimento al presunto smacco del suo partito, deviando lo tsunami partitico solo verso il centrodestra, è bene sottolineare che il presidente della regione Sicilia è stato eletto con i voti del Pdl, cioè del centrodestra di quel Berlusconi suo principale sponsor durante quella campagna elettorale che vide i due assieme sul palco a Palermo durante la campagna elettorale regionale. Se il presidente della regione Sicilia Lombardo si sente fuori dalla crisi del centrodestra, ebbene il governo ancora esistente a Palazzo d’Orleans (ridisegnato nella giunta già quattro volte) non avrebbe più legittima validità, perchè la sua legittimazione è frutto anche dei voti di quel Pdl da cui per comodità ora ci si distacca. Se l’Mpa non è in crisi perché allora si ci rifiuta di andare ad elezioni anticipate? Dilemmi esistenziali che affliggono il nostro presidente della regione, e che di sicuro queste amministrative rafforzeranno, costringendo la Sicilia ad uno stato di blocco e passività forzata  per il disperato tentativo politico di mantenere i privilegi sino all’ultimo, come una sanguisuga con l’ultima goccia che a fatica fuoriesce.

Infine non posso sottrarmi da una piccola riflessione su Grillo. In Sicilia non c’è ancora il riscontro che invece sussiste nel resto del paese, ciò nonostante non è accettabile far finta di nulla (drammatiche le parole di Napolitano a questo proposito), perché si rischia di voler difendere a tutti i costi una situazione disastrosa di cui si conoscono perfettamente i colpevoli. Vero è comunque che i dubbi permangono su questa scelta, ma perché non offrirle almeno una chance? Perché condannarla prima ancora di cimentarsi in prima linea? D’altronde dopo Berlusconi cosa può aspettarsi di peggio l’Italia?

La risposta credo dia il diritto al Movimento a 5 stelle di tentare, senza per questo essere etichettato in modo negativo propedeuticamente, se è vero che tifiamo tutti per la democrazia.


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