Ultimamente alcune delle maggiori testate giornalistiche, tra cui “La repubblica”, “Il fatto quotidiano”, “Il quotidiano di Sicilia”, “La Sicilia”, hanno raccontato ciò che sta succedendo a Niscemi, Provincia di Caltanissetta. Dal 1991, si trova in prossimità di Niscemi un importante centrale di telecomunicazione della Marina Militare Usa. Questa prevede 41 antenne radiatori verticali operanti nella banda delle alte frequenze per la comunicazione sopra la superficie del mare, delle quali già 27 sono attive, ed 1 nella banda delle basse frequenze per comunicazioni sotto la superficie del mare. Tra il 2008 ed il 2009 l’ ARPAS (Agenzia Regionale per la Protezione dell’ Ambiente) ha effettuato varie misurazioni che hanno infatti evidenziato la presenza di un campo elettromagnetico intenso e costante in prossimità delle abitazioni di Niscemi che supera il valore limite di attenzione di 6 V/m stabilito dalla legislazione (legge 36 – 2001 e DPCM 8 luglio 2003). Il limite per i rischi da esposizione acuta è fissato a 20 V/m nella banda UHF e a 40 V/m in quella delle microonde, quello che tutela da una esposizione prolungata è di 6 V/m in tutte le bande. Se è vero che il livello di campo di 6 V/m è raggiunto ad una distanza di 135 Km, allora significa che il fascio di radiazioni elettromagnetiche emesso alla distanza di 1 Km potrebbe risultare pericolosissimo con intensità di campo prossime ai 1000 V/m. Tutto ciò metterebbe a rischio la salute sia degli abitanti di Niscemi che degli abitanti dei paesi limitrofi per un raggio riportato in foto: Un ulteriore aumento del livello di campo emesso corrisponde ad un aumento sostanziale di rischio, per la popolazione residente nella zona, di contrarre vari tipi di disturbi e malattie, i più gravi sono tumori del sistema emolinfatico, come evidenziato in numerosi studi epidemiologici. L’installazione degli impianti sta trovando il muro di migliaia di cittadini siciliani, giovani e meno giovani, accompagnati da alcuni sindaci della zona tra cui il niscemese, Giovanni Di Martino, quello di Vittoria, Giuseppe Nicosia, quello di Piazza Armerina, Carmelo Nigrelli, quello di Caltagiorne, Francesco Pignataro. Ora ci si pongono alcune domande: “Perché gli altri tre impianti del MUOS già costruiti sono stati posti in zone desertiche mentre il quarto che é il nostro viene posto in una zona densamente abitata? Perché la Regione Sicilia ha concesso l’installazione di questi impianti? E’ possibile che non esiste alcun “addetto ai lavori” che vieti la costruzione di impianti così pericolosi atti a distruggere l’ambiente siciliano? E lo stato in tutto questo che ruolo svolge?”
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